| Livraga |
|
|
|
|
“Luiraga-Louiraga, Luviraga-Loviraga, Laurentiaga-Lurentiaga”: come citato negli antichi documenti. Il suffisso “ago/aga”, di derivazione celtica, indica un luogo vicino all’acqua; o forse ha origine dal latino: stazione fissa e libera, “liber ager”. Citata dal poeta Jacopo Gabiano alla fine del ‘500 nella sua <<Laudiade>>: “… A Livraga il nome in parte l’antica libertade e ricca messe dalla maligna povertà l’affranca” e più avanti: “Se il tuo frumento misurar volessi che più di tè ne vanteria, Livraga?...”. Il comune ha antichissime origini, volendosi attribuire la sua fondazione ad una tribù dei Galli Boi. I primi dati sicuri, però, li troviamo verso il secolo XII, in carte per la concessione di feudi, dove si parla ripetutamente di Livraga e del suo castello. Pure di questi tempi sono le prime informazioni di natura politica che parlano del luogo, dichiarandolo alla dipendenza della temporalità dei vescovi di Lodi. Nel settembre 1142 “Luviraga” è terra compresa tra quelle che Giovanni vescovo di Lodi cedette in pegno ad Uberto Casetti per avere un prestito di trecento lire da pagare ai Milanesi per la guerra che questi avevano contro Como. Il 24 settembre 1164 in Pavia l’imperatore Federico Barbarossa autorizzò i vescovi ad esercitare sul paese la piena sovranità. Prendendo sotto la sua protezione Alberico vescovo di Lodi, la Chiesa lodigiana e tutti i loro beni, concede e conferma a titolo di feudo tutte le regalie e i luoghi del Comune laudense: tra questi è nominata la corte di “Luviraga com castro et villa et omnibus pertinenciis suis”. L’8 gennaio 1308 il vescovo Egidio dell’Acqua concesse alcuni pascoli di Livraga ai monaci dell’Ospedaletto e l’11 gennaio 1311 l’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, in Milano, riconfermò allo stesso Egidio l’investitura di parecchie corti, tra le quali il castello e la villa “de Luviraga”. L’anno 1609 Livraga ed Orio, con 5 mila anime e 6 mila scudi di rendita, erano feudo dei Cavazzi della Somaglia. In data 24 gennaio 1869 con Decreto Reale n.4857, al comune di Livraga venne aggregato l’antico comune di Ca’ de Mazzi (che comprendeva già anche Pantigliate). La chiesa di Livraga ha anch’essa origini antiche, di particolare importanza religiosa sono i festeggiamenti annuali in onore del corpo di S. Gennaro diacono e martire, donato alla comunità di Livraga dal gesuita padre Stefano Rossi che nell’anno 1672 fece levare il corpo dal cimitero di Santa Priscilla di Roma. La chiesa di San Bassiano e la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino venivano man mano concesse in benefizio a membri di nobili famiglie lodigiane. Il paese ha dato i natali a molte illustri personalità. Sembra fra l’altro infatti appartenesse ad una famiglia di fittavoli locali quel Biancardi (il cui nome fu poi gallicizzato in Blanchard), il più famoso aeronauta del tempo dopo Mongolfier, cui è anche attribuita l’invenzione di uno speciale aerostato col paracadute munito di attrezzi per dirigere il veicolo, che egli stesso sperimentò felicemente e che porta il suo nome. Fu anche il primo che usò il paracadute nelle sue discese. Vero pioniere del volo nel 1785 compì l’audace e felicissimo suo tragitto aereo da Douvre a Calais. Morì il 7 gennaio 1793 annegando nell’Oceano Atlantico, dopo essersi innalzato a Philadelphia e sorvolato gran tratto dell’oceano. Suo concittadino fu anche il musicista Paolo Bonfichi, maestro di suono e di canto ecclesiastico, che insegnò a lungo all’Accademia romana di S. Cecilia. Dopo aver fatto risuonare le sue incantevoli note nelle principali solennità e nei templi più importanti della maggior parte d’Italia, si ritirò a Lodi dove il 15 maggio 1840 ricevette il diploma con cui venne nominato maestro e compositore onorario della Congregazione e Accademia di maestri e professori di musica di Roma. Era di Livraga il dott. Giuseppe Moro, medico condotto di Castiglione d’Adda, dove morì il 17 settembre 1847: alla scienza medica, in cui dimostrò la sua validità, unì anche lo studio delle lettere: tradusse dal greco in versi italiani gli idilii di Teocrito e fu autore di diverse opere letterarie. Poche persone hanno lasciato, nel Lodigiano, un segno così marcato del proprio passaggio come è avvenuto per Giovanni Vittadini. Nasce il 12 novembre 1865 alla cascina Vignazza di Brembio. Alla morte del padre la famiglia si trasferisce a Livraga dove i Vittadini avevano altre proprietà, si stabilirono alla cascina Cantone che divenne la loro residenza. Il modesto patrimonio paterno, ereditato assieme alla passione per la terra ed al senso della solidarietà, divenne grazie alla sua tenace attività, sempre più consistente, fino a raggiungere una vistosa e ragguardevole importanza. Dinamico e dotato di un autentico talento imprenditoriale portò nel volgere di pochi anni la sua azienda lattiero casearia a livelli competitivi con le maggiori industrie nazionali del ramo. Da agricoltore e produttore di latte si fece industriale con lavorazione diretta del prodotto e si specializzò nella produzione del burro, per questa attività imprenditoriale ottenne due medaglie d’oro all’Esposizione di Milano nel 1906 ed una menzione onorevole a quella di Torino del 1911. Ha ricoperto importanti cariche di responsabilità a Livraga: nel 1887 entra in Consiglio comunale, nel 1902 è nominato Assessore e dopo una decennale esperienza in Giunta verrà eletto Sindaco per il triennio 1902-1905. Per i suoi meriti amministrativi otterrà nel 1905 il Cavalierato della Corona d’italia e nel 1931 per le sue benemerenze industriali e di generosa beneficenza sarà onorato del titolo di Cavaliere Ufficiale, in seguito verrà nominato – motu proprio del Re - Commendatore dello stesso ordine. Fu presidente del Comitato profughi di guerra del Comune finanziando molte iniziative benefiche. Dopo aver provveduto a finanziare la quasi totale sistemazione della parrocchiale del paese, sostenne tutte le spese per dotare Livraga di un nuovo Oratorio maschile e dell’Auditorium della banda livraghina intitolato a suo nome. Il municipio di Lodi, allo scopo di esprimergli un pubblico ringraziamento per i molti interventi benefici da lui effettuati a favore della comunità lodigiana, gli concesse con una solenne cerimonia, la cittadinanza onoraria. Con testamento olografo pubblicato nel 1940 istituiva erede universale una Fondazione da erigersi a proprio nome, avente scopi morali, filantropici ed assistenziali. Il paese poi ha dato il suo contributo alla Grande Guerra con il sacrificio di 80 suoi figli caduti sul campo d’onore e vanta 4 decorati al valore. Tra gli elementi che nell’antichità componevano il paesaggio attorno al centro abitato di Livraga esisteva un manufatto tra i più importanti che lo studio della storia deve considerare: il prolungamento della via romana “Emilia”. Dopo la battaglia annibalica della Trebbia (dicembre 218 a.C.), quando l’esercito di Annibale infierì una durissima sconfitta alle truppe romane del Console Marcello, arrivate dall’Italia centrale priva di strade, venne rilevata come via fondamentale alla colonizzazione la costruzione di un’efficiente rete stradale, diretta a collegare questa importante zona della Padania con l’Italia centrale e direttamente con Roma. Nel 184 a.C. circa prolungando la Flaminia, che collegava già Roma con Fano nelle Marche e susseguentemente spinta fino a Rimini, si costruì la Via Romea Emilia, portando la strada da Rimini a Piacenza (Placentia). Verso il 160 a.C. la si prolungò da Piacenza via Lodi Vecchio (Laus Pompeia, l’oirginaria città capoluogo del nostro territorio) a Milano (Mediolanum). Sia la zona ad est della Strada Romea che la zona del Lambro portano evidenti tracce di centuriazione (sistema romano di suddividere il territorio agricolo). La via Romea si spingeva verso nord passando in territorio di Borghetto Lodigiano, Villanova del Sillaro, Pieve Fissiraga, Borgo S. Giovanni, per arrivare a Lodi Vecchio e raggiungeva Milano. La strada romana che faceva capo a settentrione del paese, in vicinanza della chiesa di San Bassiano, proveniva da Senna, attraversava i campi della Mandella, della Griona e della Cascina Nuova di Livraga, quindi si avanzava quasi ai confini di Brembio, poi ripiegava verso ponente. L’anno 1210 il comune di Lodi, nell’intento di richiamare i forestieri alla nuova città, fece uno statuto per il quale la strada, che da Livraga metteva a Lodi Vecchio fino a Sordio, dovette essere resa inservibile. Con questa proibizione venne aperta quell’altra via che per Ossago e San Martino in Strada metteva e mette tuttora a Lodi. Abbiamo la certezza che la via Romea Emila passasse per Livraga sia da diversi documenti scritti sia per le tracce che la strada ha lasciato nella campagna lodigiana e che un grande studioso di storia e topografia romana, Plinio Fraccaro, ha evidenziato. Ancora oggi è visibile dal segno territoriale il tracciato della strada, questo piccolo sentiero si delinea rettilineo e geometrico verso Ca’ de Mazzoli dietro la chiesa di San Bassiano, passando nella parte più antica di Livraga. Il percorso si perde e si ricompone solo in parte prima di Borghetto Lodigiano (questa parte di strada fu distrutta per decreto imperiale di Ottone III nel 1244).
Fonti letterarie: Giovanni Agnelli – Lodi e il suo territorio AA.VV. – La Chiesa di San Bassiano Angelo Stroppa – Vita di Giovanni Vittadini Lanfranco Cavallanti, Giacomo Rossi, Pino Passarini, Silvano Bescapè – La strada nei campi |




